Usura ed estorsione a Cava de’ Tirreni, scacco matto al clan Caputano

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Usura ed estorsione a Cava de' Tirreni: finiscono in manette 5 componenti di una banda che per mesi ha vessato la vittima, un commerciante di abbigliamento

Usura ed estorsione a Cava de’ Tirreni: finiscono in manette 5 componenti di una banda che per mesi ha vessato la vittima, un commerciante di abbigliamento.

Usura ed estorsione a Cava de’ Tirreni

Le indagini della Dia di Salerno hanno permesso di identificare la banda di usurai che per mesi ha vessato la vittima. Questa mattina gli uomini della Dia, sezione di Salerno, hanno eseguito la misura cautelare che vede tra i principali indagati Domenico Caputano, noto per la sua attività di strozzino e già finito nel mirino dell’antimafia insieme a Dante Zullo il presunto capo dell’omonimo clan di Cava.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i 5 colpiti da misura cautelare hanno imposto all’uomo tassi usurai, facendo lievitare il piccolo prestito a cifre da capogiro e minacciandolo quando non poteva pagare.

I dettagli

Il commerciante è stato vittima di usura per otto lunghi anni: alcuni colleghi commercianti gli avevano dato una mano con piccole somme per le quali si facevano restituire interessi «importanti». Poi uno di loro gli ha presentato un «professionista» dello strozzo che lo ha sostenuto dopo il fallimento della sua prima attività a Cava de’ Tirreni per consentirgli di portare avanti l’altro negozio di abbigliamento che gestisce in centro a Salerno.

Quando la situazione è diventata insostenibile, nel febbraio del 2018, l’uomo ha deciso di denunciare i suoi aguzzini. Consentendo, ieri mattina, l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di cinque persone. In carcere finiscono

  • Domenico Catupano, già detenuto per reati legati alla droga e all’usura
  • Alfonso Cascella
  • Antonio Rupoli
  • Antonio Vallone

Ai domiciliari:

  • Maurizio Salsano

Il gip Alfonso Scermino ha rigettato le richieste del sostituto procuratore Vincenzo Senatore riguardo alle posizioni di Sabato Sorrentino e Fortunato Benincasa.

Il commerciante avrebbe avuto in prestito circa 500mila euro per il quale gli sarebbero stati chiesti tassi di 700-800 mila euro. Un sistema – come lo ha definito il gip Scermino nella sua ordinanza – molto professionale con tassi del 10% mensili che oscillano ai 120% annui. Anche se non ha riconosciuto l’associazione a nessuno degli indagati.

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