Cronaca

Durante i periodi estivi, la solidarietà va in vacanza: per i senza tetto di Salerno c’è solo la Caritas

Durante i periodi invernali – quando il termometro della temperatura arrivava fino a sotto lo zero – il Comune (rappresentato dall’assessorato alle politiche sociali) aveva messo in campo un piano emergenziale finalizzato all’accoglienza per chi vive in strada. In quel frangente, i dormitori e le mense erano messi in rete per garantire ai senza tetto di avere un pasto caldo ed un tetto sopra la test, oltre che delle cure adeguate per fronteggiare le ore più gelide. Così però non accade in estate.

Salerno, carenza di punti di accoglienza per i senza tetto

Stando a quanto riportano le indiscrezioni, nelle ultime settimane, la possibilità di dare sostegno ai clochard non c’è stata durante i picchi di temperatura e, presumibilmente, sarà ancora così nei prossimi periodi. La classica idea “se di freddo si può morire, non è così anche per il caldo” fa acqua da tutte le parti, perché, con picchi di 30 gradi, persone già debilitate da anni di marginalità e di vita in strada, possono soffrire e come.

Gli unici presidi messi a disposizione per gli homeless sono quelli della Caritas diocesana (il centro diurno di via Bastioni, aperto fino alle ore 12.00 e il dormitorio dei Barbuti, convertito a spazio per gli uomini a causa della scarsa richiesta delle donne). I posti però sono limitati, anche per ragioni di sicurezza e controllo, così chi resta fuori non ha nessun “salvagente” e per arrangiarsi giace sulle panchine della Lungomare, oppure sotto i portici di piazza Sant’Agostino alla ricerca del fresco.

La migrazione degli homeless verso il Capoluogo salernitano

Si fa sentire anche l’assenza delle comunità di strada che – in alcuni periodi della giornata – si alternano nei punti nevralgici, al fine di fornire pasti caldi e cure mediche per il primo soccorso. I dati del Comune affermano che i senza tetto sono all’incirca una sessantina in città e si arriva a 80 durante i periodi invernali. Molti si spostano a Salerno perché in provincia non hanno alcun punto di accoglienza. Visti i numeri, il fenomeno sarebbe anche facilmente gestibile.

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