Salerno, violenza in famiglia: l’odissea di una 25enne che ha trovato il coraggio di denunciare

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Salerno, ennesimo episodio di violenza tra le mura domestiche durante l'emergenza sanitaria da coronavirus. L'odissea di una 25enne

Salerno, ennesimo episodio di violenza tra le mura domestiche durante l’emergenza sanitaria da coronavirus. L’odissea di una 25enne che ha trovato il coraggio di denunciare. La giovane ha dovuto attendere 33 ore prima di trovare ospitalità in una casa famiglia.

Salerno, l’odissea di una 25enne vittima di violenza in famiglia

Una 25enne della provincia di Salerno, dopo mesi di angherie subite da parte di un componente familiare, ha trovato la
forza di denunciare, nella speranza di poter essere accolta in una casa famiglia. La giovane ha deciso di chiamare il 1522  venerdì sera, dopo l’ennesimo episodio di violenza.

Dopo aver raccontato tutto ai militari la 25enne torna a casa e la mattina successiva, sabato 18, viene prelevata all’alba e portata via. Prima che varchi la soglia dell’alloggio che ospita donne e bambini, occorre essere certi che non abbia contratto il virus. E così, dopo essere stata in caserma fino alle 13, viene raggiunta da un’assistente sociale e dai vigili urbani che la scortano fino alla guardia medica.

Il calvario

La ragazza aveva 37 e mezzo di febbre e così viene portata all’ospedale di Battipaglia. Durante il tragitto, telefonicamente, viene avvisata di dover tornare indietro in via San Leonardo

Alle 16 l’ambulanza è di nuovo al Ruggi, dove il personale informa gli operatori sanitari che avevano in carico la ragazza di dover
attendere 90 minuti. Ma Marcella in ambulanza resterà per altre cinque ore e mezzo. La 25enne, durante l’attesa, non ha la possibilità di andare in bagno ed è stata malissimo.
Alle 21.30 Marcella riesce ad entrare, da sola. Appoggiata su un lettino, nella stanza numero 5, alla ragazza viene fatto un test seriologico, un tampone e poi le analisi del sangue . Digiuna, la 25enne trascorre la notte lì. Intorno alle 11 del mattino, arriva la svolta grazie all’intervento dell’assistente sociale. Poi la trafila di nuovi test e il trasferimento nell’area dei codici gialli: «Non ho mai visto tanta tensione – spiega – Avevo paura. Mi si era scaricato anche il cellulare e non sapevo come fare». Alle 17 termina il calvario.
La giovane  può finalmente raggiungere la sua casa famiglia.

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