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Sapri, il sindaco Gentile: «la Spigolatrice non si tocca, no a censure sessiste sull’arte»

Il sindaco di Sapri, Antonio Gentile, risponde alle recenti polemiche sessiste sulla statua della Spigolatrice

Il sindaco di Sapri, Antonio Gentile, risponde alle recenti polemiche sessiste sulla statua della Spigolatrice. «L’installazione della Spigolatrice non si tocca. A me piace e dico di no a chi mi ha chiesto di demolirla perché la cultura viene devastata soltanto nei Paesi che non sono democratici, non nel nostro», afferma il primo cittadino saprese.

Spigolatrice di Sapri, il sindaco Gentile risponde alle polemiche

Il sindaco di Sapri, Antonio Gentile, ammette di essere stato travolto dalle polemiche, ma le respinge tutte e risponde alla ex senatrice Manuela Repetti. «L’opera – dice il sindaco – è stata voluta dalla Fondazione Grande Lucania dell’ex senatore Cinquestelle Francesco Castiello e dal presidente dell’Ente Parco Cilento e Vallo di Diamo Tommaso Pellegrino, di Italia Viva come me. La ex senatrice che mi accusa di sessismo, invece, è stata eletta con Forza Italia, è la moglie di Sandro Bondi e ha votato favorevolmente per Berlusconi sul caso Ruby. Di cosa parliamo? Di sessismo?».

Niente sessismo

In un’intervista al Mattino, il sindaco Gentile ammette che «ho chiamato l’artista Emanuele Stifano per offrirgli il mio sostegno e complimentarmi per la bella opera realizzata. Io non sono un artista, sono un commercialista e da quando sono sindaco ho anche abbandonato la professione. Ho sentito dire che ha lo sguardo da ammaliatrice… Sinceramente io tutte queste cose non le vedo. C’è la fantasia interpretativa degli artisti e l’occhio di chi ammira un’opera d’arte, ognuno ci vede ciò che ci vuole vedere. Guccini diceva che gli eroi sono tutti giovani e belli, a me sembra che Carlo Pisacane, quando nel 1857 fallì la spedizione a Sapri fosse anziano e provato».

Quindi niente sessismo. «Assolutamente. In mia rappresentanza ho mandato l’assessore al Turismo che è una donna, preferendola al vicesindaco che è uomo. L’ho fatto perché ritengo che potesse essere meglio rappresentativa…Queste critiche mi ricordano quelle che vengono fatte in caso di violenza: il problema è come le donne si vestono, non chi fa loro del male».

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