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Sbarco a Salerno, feriti e casi di scabbia. Ecco dove andranno i migranti

SALERNO. Alle ore 12.35, la nave spagnola Rio Segura, con a bordo 1216 migranti, è giunta al porto di Salerno.

Gli stranieri provengono da Congo, Nigeria, Ghana, Mali, Gambia, Niger, Guinea, Sudan, Senegal, Bangladesh, Pakistan e Camerun.

Diverse le persone ferite, di cui una persona con frattura chiusa, tre con rottura del legamento, una con trauma alla rotula e accumulo di liquido, cinque i traumatizzati ricoverati tra il Ruggi e l’ospedale di Cava.


I numeri

Undici, inoltre, le donne gravide e 13 i neonati. I casi di scabbia accertati per ora sono 6: 4 uomini, una mamma e il suo piccolo. Moltissimi i bambini reduci dalla traversata della speranza. Operazioni in corso.

Sono 256 i minori, di cui 13 neonati.


Operazioni ancora in corso

La Questura di Salerno ha deciso di svolgere ulteriori operazioni di riconoscimento su alcuni migranti, di nazionalità marocchina ed egiziana.

I bambini sbarcati sono stati accompagnati, a bordo ai autobus, presso la sede della Croce Rossa, in via dei Carrari.


Un uomo soccorso in mare aperto

Una persona è stata soccorsa in mare aperto, durante il tragitto verso Salerno: si tratterebbe di un membro dell’equipaggio, colpito da un improvviso attacco di appendicite. L’uomo è stato prelevato da un elicottero.


Dove andranno gli immigrati sbarcati a Salerno

Secondo il piano di riparto, 300 resteranno in Campania, 150 in Piemonte, 75 in Toscana, 96 in Lombardia, 75 in Veneto, 50 in Abruzzo, 50 in Molise, 50 in Friuli, 100 in Emilia Romagna, 39 in Liguria, 50 nelle Marche, 50 in provincia di Trento e Bolzano, 50 in Basilicata, 50 in Umbria ed 11 in Valle d’Aosta.


Le parole del prefetto di Salerno

«Non risultano al momento scafisti a bordo», ha detto il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi, dopo la prima ricognizione a bordo della Rio Segura.

In merito alle polemiche sull’accoglienza, Malfi ha aggiunto: «le posizioni politiche sono legittime ma i problemi li evitiamo solo con una distribuzione omogenea. Se diciamo “a casa mia no”, creiamo problemi alle altre case. Nella città di Salerno c’è un problema legato solo all’accoglienza dei minori».


 

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