Politica

Silenzio elettorale, questo sconosciuto…

Il silenzio elettorale designa la pausa della campagna elettorale che si effettua il giorno prima e il giorno stesso delle elezioni e, come tutta la campagna elettorale, è disciplinato dalla legge 4 aprile 1956 n. 212, integrata da interventi successivi. Il silenzio elettorale, in particolare, è disciplinato dall’articolo 9, così come modificato dalla legge 130/1975. La ratio di questa regola è che il cittadino possa riflettere serenamente sul voto che sta per esprimere.

Per effetto di questo articolo nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda (comma 1) e inoltre nei giorni destinati alla votazione è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali (comma 2).

Tuttavia – e forse questa è la parte più interessante – è consentita la distribuzione di volantini in mano o dentro le buchette della posta. Allo stesso modo, sono lecite le telefonate dirette e messaggistica di vario genere.

Approfittando di questa possibilità, tanti candidati alle elezioni regionali o alle amministrative nelle città chiamate al voto, hanno affollato, nella giornata di ieri così come in quella di oggi, i telefoni di amici e conoscenti con messaggi dal vivo sapore elettorale.

Una possibilità data dalla legge – questo è chiaro – ma indubbiamente dal sapore discutibile. A qualche candidato evidentemente non sono bastati comizi, incontri, cene, riunioni e quanto altro nelle ultime settimane. Come sempre, agli elettori spetterà la scelta anche sulla base degli ultimi granelli di pepe gettati sulla coda di una campagna elettorale molto amara, basata su personalismi, incandidabilità, incompatibilità ed attacchi personali, piuttosto che su programmi. Che, nella maggior parte dei casi, mostrano i soliti report preconfenzionati da staff elettorali a volte nemmeno ben pagati.

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