Economia

Trading online: chi perde e chi guadagna durante la pandemia

Capire dove e quando investire è apicale per non dilapidare il proprio patrimonio. E ovviamente durante la pandemia molti equilibri sono cambiati, anche sensibilmente

Mai come in questo periodo di emergenza sanitaria, durante la quale molti professionisti sono stati indotti (in molti casi costretti) a reinventarsi dal punto di vista lavorativo, il trading online è emerso come una possibile exit strategy sul piano occupazionale e – soprattutto – dal punto di vista delle entrate pecuniarie. I migliori webtrader presenti sulla rete sono stati letteralmente presi d’assalto, alla ricerca di un ipotetico Eldorado digitale che affrancasse molti lavoratori (soprattutto quelli rimasti senza impiego o in cassa integrazione) dalle ambasce di questo prolungato periodo di precarietà.

Ma chi ha visto nel Covid-19 l’imprevedibile bug nel sistema in grado di abbattere definitivamente i bastioni dei vecchi paradigmi finanziari in favore degli alfieri della New Economy non ha fatto i conti con l’assenza di metodo con cui, nella maggior parte dei casi, l’ambito del trading online viene affrontato. La storia è vecchia almeno quanto la stessa finanza telematica: in molti pensano di improvvisare – confondendo la facilità di accesso alle transazioni dal proprio computer di casa con un’analoga facilità di guadagno –, in pochi ne escono indenni, finanziariamente parlando. E in genere quei pochi sono coloro che hanno avuto l’accortezza di studiare il fenomeno, individuare i trend, esplorare i mercati e infine definire una strategia operativa precisa e ponderata.

Capire dove e quando investire è apicale per non dilapidare il proprio patrimonio. E ovviamente durante la pandemia molti equilibri sono cambiati, anche sensibilmente. Detto in altri termini, non tutti i settori della finanza ritenuti “blindati” in epoca pre-Covid hanno confermato le loro performance, mentre altri, precedentemente considerati di risulta, sono assurti alla ribalta fino a divenire i veri protagonisti dello scenario internazionale in questa era di perenne emergenza. Il caso più eclatante è quello delle criptovalute (in particolare il sempre più egemone Bitcoin), ormai considerate alla stregua di vere e proprie valute-rifugio, utili per tenere i propri capitali al riparo dai bradisismi, a tratti violenti, del mercato.

Tra i casi più interessanti, poi, c’è quello del Forex, forse il ramo della finanza online più ondivago e imprevedibile, capace di fare la fortuna o la disgrazia degli investitori, dal momento che è quello più riluttante a essere inquadrato in schemi e tendenze maggioritarie. Chi è  stato capace di cavalcare con perizia (e un briciolo di fortuna) le insondabili oscillazioni delle maggiori valute del mercato mondiale colte nel loro periodo di maggiore instabilità, ha visto il proprio capitale aumentare esponenzialmente. Viceversa, chi ha azzardato degli investimenti senza un’opportuna copertura ha fatto la figura – e la fine – del kamikaze. Di certo, investire in Forex comporta oggi un grande margine di rischio; ma anche, se si effettuano i movimenti giusti, una significativa fonte di guadagno. All’investitore il compito di stabilire se la posta in palio vale l’azzardo.

Al contrario, il ramo del mercato su cui, a oggi, non conviene minimamente investire è quello immobiliare. E il motivo è semplice: è praticamente fermo. A parte il settore dell’automotive, che meriterebbe un discorso a sé stante, quello dell’edilizia residenziale rappresenta la tipologia di asset che ha maggiormente sofferto l’entropia finanziaria dovuta alla pandemia. Il mercato dell’immobile è pressoché crollato, sfiorando in alcuni paesi – si pensi agli Stati Uniti, che con il real estate hanno da sempre un rapporto problematico – il minimo storico. E ciò non è dovuto solamente al fatto che, oggi come oggi, sono ben pochi coloro che decidono di acquistare una casa. Anche i possibili venditori, infatti preferiscono in questo momento soprassedere, attendendo il sospirato bounce del settore, al fine di non vedere eccessivamente svalutati i propri asset. Ed è ovvio che su un settore che, nella fase attuale, non può fare altro che tirare a campare, non è consigliabile investire.

Per quanto riguarda le aree geografiche, questo bizzarro 2020 ha segnato il trionfo delle economie orientali. Quella cinese in primis, in ragione della sua capacità di fronteggiare tempestivamente l’emergenza e riposizionarsi praticamente da sola sulla vetta dello scenario finanziario globale. Anche il mercato giapponese e quello coreano hanno registrato una sostanziale tenuta, e oggi godono di un considerevole stato di salute, mentre Stati Uniti e Russia attendono le ricadute politiche e sociali delle recenti elezioni presidenziali USA e dell’arrivo sul mercato dei primi vaccini anti-Covid. Infine, per quanto riguarda l’Europa, a fronte di un Germania che è riuscita ad attutire il colpo, i restanti mercati nazionali attendono segnali incoraggianti dalla succitate superpotenze per dare il via a una ripresa che, in ogni caso, non sarà né agevole né immediata, e verosimilmente occuperà tutto il 2021.

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