Traffico di alcolici, scoperta una maxi frode da 80 milioni

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Scoperta una maxi frode, da 80 milioni di euro, nel commercio degli alcolici che ha portato a 20 arresti, 18 tra domiciliari e obblighi di dimora

Scoperta una maxi frode, da 80 milioni di euro, nel commercio degli alcolici che ha portato a 20 arresti, 18 tra domiciliari e obblighi di dimora, 60 denunce.

Traffico di alcolici

L’operazione, denominata “Sine finibus”, è stata condotta dai finanzieri del comando provinciale Udine, insieme ai militari di altri 12 comandi provinciali: è stata eseguita, in sette regioni, un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti dei 20  ideatori, promotori e membri di una ramificata associazione a delinquere, attiva, da anni, in Europa. Tra le province coinvolte, Salerno, Caserta, Campobasso, Milano, Brescia, Catania, Torino, Treviso.

Il sistema

Emerso, dunque, il traffico di vodka, whiskey e altre bevande alcoliche in evasione delle corrispondenti accise. Contestualmente, grazie al coordinamento di Eurojust, i due vertici del gruppo, destinatari di mandato di arresto europeo, sono ricercati nel Regno Unito, sia dalle fiamme gialle che dai funzionari dell’Hm Revenue and Customs, la dogana britannica.

Le indagini hanno preso una svolta quando, alla fine del 2016, nel corso di alcuni accertamenti su un traffico di gasolio di contrabbando è emersa la figura di C.S, un 44enne catanese, titolare di una piccola azienda di ingrosso di bevande alcoliche.

L’etneo aveva chiesto la disponibilità di un deposito fiscale dove far transitare un carico di gasolio. La circostanza ha fatto scattare un campanello d’allarme poiché il gasolio così come gli alcolici gira con un documento valido in tutta Europa, che si chiama e-AD munito di un codice univoco di identificazione tracciabile da tutte le dogane e da tutte le forze di polizia europee. Dagli accertamenti compiuti sul catanese C.S è emerso che il suo deposito fiscale risultava avere una giacenza di bevande alcoliche cinque volte superiore rispetto alla capienza massima, segno che il prodotto entrava solo cartolarmente. Così l’etneo voleva ampliare questo business illegale anche con il gasolio.

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