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Truffa ai migranti, parla don Vincenzo Federico

TEGGIANO. Don Vincenzo Federico, responsabile della Caritas a livello regionale, rompe il silenzio dopo l’inchiesta che lo vedrebbe coinvolto con l’ipotesi d’accusa di peculato.

Il sacerdote ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Il Mattino in cui racconta il meccanismo dei pocket money rilasciati ai migranti.

«Mi trovo immerso in un tritacarne», ha detto don Vincenzo al giornalista del Mattino, Gigi Di Fiore.

Solo 5 mesi fa, il responsabile della Caritas è stato nominato cavaliere della Repubblica dall’allora presidente Giorgio Napolitano, per il suo impegno nel sociale.

«La vicenda sotto inchiesta si riferisce al periodo 2011-2013, quello dell’emergenza nord Africa. Allora la materia era gestita dalla Protezione Civile Nazionale con la Protezione Civile Regionale. Oggi l’accoglienza è sotto la responsabilità del Ministero dell’Interno», ha spiegato il religioso, prima di aggiungere che «allora la Regione faceva stampare i ticket riconosciuti agli immigrati, in base ai giorni di presenza effettivi del singolo ospite nelle strutture di accoglienza. L’importo per ogni ticket era di 2,50 euro. L’immigrato doveva firmare una ricevuta, alla consegna del blocchetto, e ne diventava responsabile».

Don Vincenzo spiega poi della sua denuncia perché insospettito dal fatto che i ticket venivano spesi soprattutto a Napoli, segnalando così la vicenda al Prefetto Marcone per un sospetti di mercato nero.

Dunque, secondo quanto spiegato dal sacerdote al quotidiano Il Mattino, i ticket venivano acquistati, dando però per corrispettivo un importo inferiore rispetto al suo reale valore. In questo modo, però, il migrante aveva soldi in contanti disponibili e non doveva cercare esercizi commerciali che accettassero i ticket.

Così, dopo la denuncia di don Vincenzo, il Ministero abolisce i ticket, passando ai contanti con 2.50 euro al giorno disponibile per ciascun straniero per poter acquistare sigarette e schede telefoniche.

«Un meccanismo controllato ogni 18-30 giorni da un funzionario della Prefettura», spiega don Vincenzo che, al momento, preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione in merito all’inchiesta e all’accusa a lui rivolta, definita nei giorni scorsi, da suo legale, l’avvocato Renivaldo Lagreca  come«un’accusa surreale».

Fonte: Italia2Tv

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