Negato l’accesso in piscina ad una infermiera salernitana in prima linea contro il Coronavirus

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Vietato l'accesso in piscina, la disavventura di una infermiera salernitana: "Mi è stata chiesta una certificazione che attesti la mia buona salute"

Vietato l’accesso in piscina ad una infermiera salernitana che lavora al Nord. È la storia di S.V., operatrice sanitaria originaria della zona orientale di Salerno e da anni in provincia di Milano per lavoro. Quando è scoppiata l’emergenza coronavirus si è ritrovata in prima linea con l’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo travolto dalla pandemia. Sabato voleva godersi qualche ora di meritato riposo ma le è stato negato l’accesso ad una piscina in Lombardia.

Vietato l’accesso in piscina ad una infermiera salernitana

“Sono stata fin da subito in un reparto covid” ha raccontato S.V. ai nostri microfoni dopo aver pubblicato sui social un duro sfogo nella giornata di sabato 4 luglio. “Non credevo davvero di diventare mai vittima di discriminazione perché INFERMIERA” ha scritto la sanitaria salernitana “ma invece devo ricredermi perché non mi è stato concesso di accedere ad un’area all’aperto, in piscina precisamente, a causa del mio lavoro.

Ho lavorato in piena emergenza covid, senza mai tirarmi indietro, senza riserve nonostante la paura, nonostante le decine di decessi alla quale ho dovuto assistere; ed oggi mi è stato fatto divieto di rilassarmi all’aria aperta come chiunque, nonostante non abbia sviluppato mai né i sintomi né la malattia. Allora dovreste vietare l’ingresso a chiunque prenda semplicemente i mezzi per andare al lavoro, perché non lo sapete chi incontrano”.

Lo sfogo social

“Vietate l’ingresso a chiunque metta il naso fuori casa, a chiunque vada a fare la spesa, a chiunque esca per lavorare; mi direte che no, non è necessario perché indossate tutti una mascherina, beh vi voglio informare che io dai miei pazienti ci vado bardata, con tutti i dispositivi di protezione, e sicuramente non tenendo la mascherina sotto al mento come è solito fare.

Mi è stata chiesta una certificazione che attesti la mia buona salute, allora dovrei fare un tampone ogni giorno per attestarne la veridicità, e per permettermi di uscire di casa. Sono amareggiata, delusa, arrabbiata, incredula, ma purtroppo questi episodi sono veri e noi possiamo solo incassare e andare avanti. Scusate lo sfogo, ma credo che un po’ di pausa la meritiamo anche noi”.


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