Ascoltare musica a tutto volume in auto ora è reato

Occhio al volume dell’autoradio quando siete alla guida. Si rischiano multe salatissime. Chi ama infatti la musica ad alto volume sull’auto sarà costretto al silenzio. Infatti chi gira in auto per la città con l’audio a livelli superiori alla norma commette reato. A stabilirlo, come riporta il portale di informazione giuridica studiocataldi.it, è la sentenza 7543 del 2016 della Cassazione. Il caso specifico ha riguardato un automobilista messinese che col proprio impianto stereo costituito da ben tre amplificatori da 200 e da 1500 watts girava per la città godendosi la sua musica preferita.

Ma ad un certo punto ha dovuto tirare il freno: davanti a lui c’era la paletta dell’alt di una volante. Fermato dalla polizia – si legge sempre sul portale – l’uomo si è visto non solo sequestrare l’impianto ma si è beccato anche una condanna per disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone, confermata ora dalla Cassazione (cfr. sentenza n. 7543/2016, qui sotto allegata).

Per gli Ermellini, infatti, non c’è dubbio sulla condotta molesta dell’uomo e a nulla valgono le doglianze dello stesso che lamentava la mancata dimostrazione della concreta idoneità potenziale alla lesione del bene giuridico protetto dalla norma penale, giacché non c’erano state denunce da parte dei residenti né tantomeno erano stati effettuati accertamenti strumenti del rumore.

Per la terza sezione penale, ad essere decisivo, ai fini della condanna, è il resoconto fatto da uno degli agenti che hanno provveduto anche al sequestro dell’impianto.

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone – hanno affermato infatti dal Palazzaccio – “l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete”.

Per cui, condanna confermata per l’uomo che può dire addio allo stereo oltre a pagare 300 euro di ammenda, mille euro alla Cassa delle ammende e le spese processuali.

Leggi la sentenza della Cassazione

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