Cava de'Tirreni, festa di Montecastello. LA STORIA

CAVA DE’TIRRENI. “… C’è chi ha detto che le virtù dei popoli si misurano in rapporto alla loro capacità di – conservare – intatte le proprie tradizioni, che rappresentano l’ossatura della loro storia, la forza portante della loro spiritualità.                                 […]

CAVA DE’TIRRENI. “… C’è chi ha detto che le virtù dei popoli si misurano in rapporto alla loro capacità di – conservare – intatte le proprie tradizioni, che rappresentano l’ossatura della loro storia, la forza portante della loro spiritualità.                                                                                                                                                                            

La « Festa di MonteCastello» assume a Cava de’ Tirreni tale privilegio. Non poteva non essere così. Si celebra da secoli. Assomma storia, leggende, miti, realtà e fantasia….”, così scriveva di questa festa il Prof. Giorgio Lisi (pigliese di nascita, cavese per amore) su “la festa del Castello di Cava” numero unico del Giugno 1978.

Da 360 anni Cava de’ Tirreni ricorda il miracolo della peste del 1656, i Festeggiamenti in onore del S.S. Sacramento, popolarmente definita dal dopoguerra: “ Festa di Castello”(a fest i Castiel), una delle più importanti manifestazioni religiose e folkloristiche della città di Cava de’ Tirreni, la festa regina, anzi possiamo definirla, la più amata, la più antica.

E’ dal 1657 che ogni anno i cittadini cavesi si raccolgono intorno al Castello che troneggia al centro della valle metelliana per ricordare la catastrofica pestilenza che l’anno precedente aveva dimezzato la popolazione.                                                                                                                                    Secondo la storia, o per molti una leggenda popolare, il propagarsi della malattia era cessato, quando il parroco della Frazione Annunziata, nell’autunno del 1656, Don Angelo Franco, l’unico superstite dei quattro Parroci della Santissima Annunziata, con solo poche donne, giunto sul terrazzo superiore del Castello di Sant’Adjutore (patrono di Cava), posizionatosi nei quattro punti cardinali, impartì la Santa benedizione alla popolazione della valle.                                                                      Da quel momento la peste finì di prorogarsi, cessò e dal dicembre dello stesso anno non si contarono più vittime.

Dall’anno seguente i cavesi ricordano quello spaventoso evento ed il Celestiale Miracolo Eucaristico, replicando per tre secoli, durante il giovedì dell’ottava del Corpus Domini, che quest’anno ricade il 2 giugno 2016.                                                                                                                         Ogni anno, da allora, la processione si è ripetuta sempre identica, con l’aggiunta dello sparo dei pistoni dai sentieri del colle, nel giorno del giovedì dell’ottava del Corpus Domini, in segni di solennità.

La sera del sabato successivo, il fantastico gioco di fuochi pirotecnici termina con l’incendio e l’assalto della secolare fortezza con l’apparizione del tricolore cavese; quest’anno vede una variazione di programma perché i fuochi si terranno di Domenica alle 22.30, curati dalle ditte: “Accendi un evento” Matteo e Gerardo Buonfiglio di Cava de’ Tirreni e da “Boccia Giovanni e Siani Alfonso” di Palma Campania (Na).

Come ogni anno, prima di iniziare i Festeggiamenti in Onore del S.S. Sacramento, il giorno dell’Ascensione sulla terrazza più alta del castello, accompagnato da 20 colpi di mortai, viene issato dall’Ente Montecastello (ente secolare organizzativo, prima del 1999, chiamato Comitato di Montecastello), il vessillo della Città e davanti alla grande croce in ferro viene posizionato il primo palo per l’imponente costruzione del S.S. Sacramento. Nella stessa giornata anche il casale del distretto Corpo di Cava, accompagnato invece dallo sparo degli archibugi, alza il proprio vessillo.

Uno dei momenti più spettacolari è quella che si tiene durante la giornata di sabato, cioè la coloratissima parata dei gruppi rappresentanti gli otto storici distretti, accompagnati da marce, spari e psichedelici ritmi di tamburo, subito dopo la benedizione in piazza Duomo impartita dal Vescovo dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava.                                                                                                                 Il pistone, si colloca, al mattino, sul Castello dove, dopo una messa purificatrice, e subito dopo le squadre si sbizzarriscono a sparare dalla fortezza tutta la giornata , fino al tramonto.

Negli ultimi anni, i festeggiamenti hanno subito una variazione, tra questi: l’annullamento della rappresentazione della peste del 1656; e il pranzo, riunioni, terrazzi e fuochi; hanno fatto dimenticare il senso dell’evento, sia perché i vari momenti della festa si sono diversificati in più giorni e sia per le abitudini da movida delle nuove generazioni.

Quest’anno in occasione della 360esima edizione dei festeggiamenti, il programma si è stilato per una settimana intera dal 28 maggio al 5 giugno 2016, infatti, questa volta vede la giunta di un riferimento storico; la rievocazione dell’arrivo nella Città di Cava della Contessa di Castrillo de Avellaneda, Maria Delgadillo, consorte del Vicerè di Napoli, Don Garcia de Avellaneda y Haro, Conte di Castrillo. La vice Regina Delgadillo, era solita recarsi in visita nella Città de la Cava per acquistare stoffe nelle pregiate industrie tessili cavesi, da questo, al termine della Peste la vice Regina fece di nuovo visita alla Città Fedelissima de la Cava.

Quindi, la Festa del S.S. Sacramento o Festa di Monte Castello, quei giorni richiama un “storia tutta nostra”, che li rende tra i più cari, amati ed attesi dell’anno. Anche per questo, nonostante la crisi degli ultimi anni, la Festa del S.S. Sacramento è tutta da amare e da proteggere, tramandata da padre in figlio, voluta dai cavesi, seguita dai comuni limitrofi e non perché dall’intera Regione Campania.

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(CavaSmart)

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