Centro “Tre Torri”: indagata l’ex giunta di Albanella, coinvolti anche Mirarchi e Josca

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Truffa al centro assistenziale "Tre Torri: scatta l'inchiesta che vede indagata l'ex giunta di Albanella. Coinvolti anche l'ex sindaco Josca e Mirarchi

Truffa al centro assistenziale “Tre Torri: scatta l’inchiesta che vede indagata l’ex giunta di Albanella. Coinvolti anche l’ex sindaco Renato Josca e Pasquale Mirarchi.

Indagata l’ex giunta di Albanella per il centro “Tre Torri”

Un pezzo della gigantesca truffa “Ises” sembra essere andato in porto. Sembra, appunto, perché le nubi si presentano ormai addensate e pronte a buttar giù pioggia (e guai) a catinelle. Parliamo del centro assistenziale “Tre Torri” di Albanella, qui ribattezzato “Ises-bonsai” per aver duplicato in scala ridotta, spostandolo da Eboli ad Albanella, lo stesso schema con gli stessi dirigenti dell’ex coop ebolitana che ha lasciato un buco di oltre 10 milioni di euro.

La struttura, grazie al collaudato sistema delle deboli e/o finte difese in giudizio adottato dall’Asl di Salerno quando sotto c’è una qualunque magagna collusiva (sulla falsariga del «io dico no alle tue richieste, tu mi fai causa, io mi difendo male o addirittura non mi costituisco in giudizio così il giudice dovrà per forza darti ragione») è riuscita ad ottenere l’accreditamento dalla Regione Campania per l’esercizio dell’attività di riabilitazione in regime ambulatoriale. Più o meno potrà godere – in linea teorica- di circa un milione di euro per andare avanti. Finora.

Cosa accadrà veramente lo vedremo nei prossimi giorni perché dietro all’ennesimo scandalo maturato tra gli uffici di via Nizza, il distretto sanitario di Capaccio, l’amministrazione comunale di Albanella e i vari organi di controllo, cova un magma incandescente.

A partire da quello giudiziario. Intanto si apprende che l’ex giunta comunale è indagata dalla procura di Salerno per abuso d’ufficio in concorso con l’aggravante di aver compiuto il fatto violando i propri doveri di pubblici ufficiali.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti diversi mesi fa (ma solo ora Cronache ne è venuta a conoscenza) l’ex sindaco Renato Iosca e gli ex assessori Maria Gorrasi, Domenico Scorziello, Remo Fabio Pipi, Rossella Vairo, Paola Zunno nonché l’ex assessore Pasquale Mirarchi balzato agli onori della cronaca recente per essere finito in manette pochi giorni prima del voto amministrativo del 26 maggio scorso (Mirarchi era un candidato a sindaco) in quanto trovato in possesso illegale di una pistola con matricola abrasa durante una perquisizione dell’antimafia che lo controllava per l’ipotesi di turbativa d’asta nella più ampia indagine della Dda sul rognoso caso Alfieri.

Il pm titolare del fascicolo è Silvio Marco Guarriello che ha delegato le indagini al Gruppo tutela finanza pubblica delle Fiamme Gialle (che, a leggere diversi atti organici ad una più ampia inchiesta, pare abbiano svolto un lavoro egregio). Al centro c’è il cambio di destinazione d’uso dell’immobile che ospita l’Ises-bonsai. Una faccenda raccontata da questo giornale con diversi mesi di anticipo rispetto poi alla maturazione degli eventi.

Infatti gli inquirenti scrivono testualmente che «con la delibera numero 51 del 22/12/2014 concedevano illecitamente il cambio di destinazione d’uso dell’immobile sito in via Europa numero 118 determinando intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale al proprietario e locatore Marruso Eraldo e a Salzano Gennaro, locatario e rappresentante legale del “Centro assistenziale Tre Torri di G.Salzano & C.».

Chi sia questo Salzano gli inquirenti lo scrivono dettagliatamente in altre pagine durante la descrizione del gruppo familiare incarnante il nucleo della truffa principale, cioè l’Ises di Eboli: insomma, la contaminazione giudiziaria dell’intera faccenda, dopo aver colpito un paio di sindaci ebolitani (Melchionda prima e poi Cariello con relativa giunta e dirigenza comunale) si è delocalizzata nella vicina Albanella trascinando nei guai un’altra amministrazione comunale, per non dire della lunga teoria di indagati della pubblica amministrazione sanitaria distribuiti sul territorio.

Non solo, ma gli inquirenti hanno anche chiesto il sequestro preventivo della struttura «perché la disponibilità dell’immobile costituisce ragione incentivante della condotta criminosa. Sussiste infatti un rapporto quantomeno di asservimento tra l’immobile e il reato commesso, senza il quale, si ripete, la struttura non sarebbe stata idonea al successivo accreditamento sanitario».

Insomma, era un vecchio macello e di colpo è diventata un’area adatta a farci la riabilitazione. Le tipiche magie italiane che poi, alla lunga, si pagano tutte. Esattamente come si apprestano a fare i protagonisti di questa “sottovicenda” Ises che, verosimilmente a breve, dovranno ricominciare a correre negli studi legali.

Come per l’Asl di Salerno che, perfettamente informata di tutto, invece di chiamare le forze dell’ordine quando alla porta di via Nizza bussavano i rappresentanti ufficiali di una delle più clamorose truffe che la storia locale ricordi, non solo vi interloquivano ma addirittura predisponevano atti per far passare formalmente intonsa ogni cosa. Evidentemente la dirigenza messa lì dal governatore De Luca (che non si sa fino a che punto ne sia informato) avrà ottenuto adeguate rassicurazioni.


Peppe Rinaldi

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