Cronaca

Duplice omicidio per un debito di droga: Procura chiede 19 anni per Ansalone

Ansalone sparò alle gambe per un debito di droga da 30mila euro

Duplice omicidio Salvati e Califano, la Procura di Nocera Inferiore ha chiesto la condanna a 19 anni di carcere per Vincenzo Ansalone, 36enne di Salerno. La richiesta ieri, in udienza preliminare, durante il rito abbreviato. La sentenza arriverà il prossimo 8 ottobre, dopo le discussioni delle parti. Stando alle indagini, a seguito di quella discussione, Ansalone sparò al suo interlocutore, alle gambe.

Duplice omicidio: chiesti 19 anni per Vincenzo Ansalone

La vittima era Vincenzo Salvati, di 54 anni. Poi toccò all’amico, Aniello Califano, 38enne che tentò la fuga e fu raggiunto anch’egli da colpi d’arma da fuoco alle gambe. Dopo circa 18 giorni di ricovero in ospedale il decesso. Era il 3 ottobre del 2020, a Corticelle, frazione di Mercato San Severino. Secondo la difesa dell’imputato, l’omicidio fu preterintenzionale, dunque non volontario, così come riconosciuto anche dalla Cassazione.

L’accusa

Secondo le accuse, Ansalone pretendeva di vedersi riconosciuto il saldo di alcune cessioni di cocaina e crack che avrebbe venduto, tempo prima, a Vincenzo Salvati. Cessioni che andavano dai 50 ai 100 grammi del valore di 30mila euro. L’indagine – l’uomo fu arrestato in piena notte con la successiva confessione di quanto fatto – contesta all’accusa per Ansalone la detenzione illegale di arma da fuoco, una Smith & Wesson calibro 357 e il possesso ai fini di spaccio di droga. I fatti di quella sera maturarono giorni prima, quando Ansalone si era recato presso casa di Salvati per un chiarimento riguardo proprio i soldi da avere. L’imputato spiegò inoltre di essere stufo di attendere, sospettando anche che Salvati andasse a rifornirsi da altri.

La vicenda

Dopo una prima discussione, tornò nuovamente presso quel domicilio per sparare in aria alcuni colpi di pistola, sotto forma di intimidazione. Il figlio di Salvati, nel tentativo di mediare, organizzò un appuntamento tra il padre e l’imputato. Quella sera, Salvati giunse nel luogo stabilito insieme a Califano, poi si appartò con Ansalone per parlare. La discussione tra i due degenerò, al punto che Ansalone impugnò la sua pistola e sparò più volte contro la vittima. Fatale fu il colpo all’arteria femorale. Poi toccò a Califano, che pur ferito entrò in auto, ma a causa della perdita di sangue perse il controllo del veicolo e svenne, finendo contro un palo della pubblica illuminazione. Poi la morte in ospedale.

Fonte: Il Mattino

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