Cronaca

Eboli, focolaio al centro riabilitazione: operatrice sotto accusa

Coronavirus, focolaio al centro di riabilitazione privata ad Eboli dove si contano già tre decessi nell'ultimo mese

Coronavirus, focolaio al centro di riabilitazione privata ad Eboli dove si contano già tre decessi nell’ultimo mese. Sotto accusa, un’operatrice che dopo un pellegrinaggio nella città di Assisi è risultata positiva al covid, ma, nonostante sapesse, ha continuato a lavorare indisturbata senza comunicare nulla alla struttura.

Covid al centro riabilitazione ad Eboli

Le vittime del centro riabilitazione ad Eboli sono una donna di 52 anni, un uomo di 60 e un 81enne venuto a mancare circa una ventina di giorni fa. «Oggi è un giorno di dolore e di rabbia. Non meritavamo tutto questo, proprio noi che abbiamo blindato il centro pur di proteggere i nostri ragazzi», dischiara il presidente dell’Elaion, Cosimo De Vita.

«Ogni volta che perdiamo un ragazzo è un dolore che portiamo dentro e non se ne va più via – spiega De Vita – Abbiamo sposato una causa e viviamo per questo. Sappiamo che può succedere, ma questa volta è successo per un motivo intollerabile: la negligenza di chi non ha mostrato alcuna sensibilità».

Operatrice sotto accusa

Sotto accusa un’operatrice che avrebbe contratto il Covid dopo un pellegrinaggio nella città di Assisi. La donna  ha continuato a lavorare indisturbata senza comunicare nulla alla struttura. «Ha preso dei giorni di malattia, mandando un certificato generico – spiega ancora De Vita – Ha telefonato al centralino solo per comunicare il numero di protocollo. Non mi ha avvisato lei e non mi ha avvisato nemmeno la Asl. Facendo i primi tamponi ai dipendenti abbiamo capito che la situazione era grave: risultarono, il tre novembre, tre persone positive che avevano avuto contatti diretti con l’operatrice in questione. Da allora abbiamo immediatamente circoscritto il focolaio. Attualmente, afferenti alla struttura, ci sono circa 60 asintomatici e cinque sintomatici su una popolazione giornaliera, tra operatori e pazienti, di seicento persone».

“Dovrà dare conto di quello che ha fatto”

«Sto preparando tutta la documentazione necessaria – conclude De Vita – Questa persona dovrà dare conto di quello che ha fatto e la magistratura se ne occuperà. Una brutta storia come questa non può passare sotto silenzio. Noi abbiamo il dovere morale e deontologico di salvaguardare i nostri pazienti non certo di esporli al rischio di morire».

Fonte: Il Mattino


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