Omicidio della piccola Jolanda, i genitori erano complici

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Immacolata Monti e Giuseppe Passariello erano «complici». Ne è convinto il gip Luigi Levita nell'ordinanza che ha portato in carcere la 30enne

Immacolata Monti e Giuseppe Passariello erano «complici». Ne è convinto il gip Luigi Levita, così come la Procura, nell’ordinanza che ha portato due giorni fa in carcere la 30enne di Sant’Egidio del Monte Albino.

Genitori complici nel nascondere l’omicidio

Il gip afferma come sia «assolutamente plausibile» l’ipotesi che i due, dopo aver compiuto l’omicidio della piccola Jolanda, «abbiano concordato le linee difensive da tenere rispettivamente nell’immediatezza». E questo lo si intuisce quando i due vengono lasciati soli, in una stanza del commissariato di polizia, il 22 giugno. A distanza di diverse ore dal decesso della loro figlia di soli 8 mesi, a seguito del quale lo stesso Giuseppe Passariello tenterà anche una fuga, in stazione a Salerno, prima di essere arrestato. Eppure, fino a quel momento, «alcuna menzione viene fatta sulla natura omicidiaria dell’evento». I primi risultati dell’autopsia saranno infatti depositati solo giorni dopo, mentre né polizia e medici avevano «paventato» un esito così tragico.

La intercettazioni

Ciò che di fatto compromette i due è il discorso su di un particolare, il cuscino, perché per i due genitori vi è il «timore che lo stesso potesse essere individuato dagli inquirenti come il mezzo attraverso il quale era stata provocata l’asfissia meccanica a danno della piccola Jolanda». Dopo qualche ora, intorno alle 17.52, i due tornano a discutere tra loro. Poco prima, Imma Monti aveva detto, sconsolata, al marito, queste parole: «L’omicidio lo abbiamo fatto», domandandosi poi se fosse stato opportuno sbarazzarsi del cuscino, potenziale arma del delitto. Il marito, Giuseppe Passariello, teme che la moglie abbia detto qualcosa e le chiede: «Gli hai detto quelle parole? Qua ci arrestano a tutti e due…siamo a posto». Per il giudice è una frase che incide molto nel quadro indiziario raccolto nei confronti di entrambi.

“La verità non deve mai venire fuori”

«Vi è un palese tentativo di costruire a tavolino una versione difensiva utile ad allontanare da sé stessi ogni sospetto, che è l’unica preoccupazione che pare animare i due appena vengono lasciati soli». La stessa Monti, poco dopo, aggiunge in dialetto: «La verità..non deve mai venire fuori… ci facciamo cinquant’anni di carcere». Frasi che la moglie di Passariello pronuncia guardando l’uomo negli occhi, «alla ricerca di una sua impressione, chiaramente dimostrativa del timore di entrambi di essere scoperti e di poter andare incontro ad una lunghissima detenzione. Frasi che per tale motivo difficilmente si prestano a qualsivoglia lettura alternativa».

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