Cronaca

Allarme bronchioliti all’ospedale di Nocera, occupati 10 posti in terapia intensiva | Paura per i bimbi

Occupati 10 dei 16 posti disponibili in terapia intensiva prenatale

Anche all’ospedale di Nocera Inferiore le bronchioliti cominciano a far paura. Nelle ultime ore – come riporta anche l’odierna edizione de Il Mattino – sono stati occupati 10 dei 16 posti disponibili in terapia intensiva prenatale.

Nocera Inferiore, allarme bronchioliti all’ospedale

Il virus sincinziale può infettare l’apparato respiratorio dei bambini. Nel reparto di terapia intensiva del nosocomio nocerino sono assistiti al momento neonati da 0 a 30 giorni di vita.

Che cos’è?

Ma cos’è la bronchiolite? Come informa il sito dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, centro di eccellenza di ricerca e cura, si tratta di “un’infezione virale acuta che colpisce il sistema respiratorio dei bambini di età inferiore ad un anno con maggiore prevalenza nei primi 6 mesi di vita e maggiore incidenza tra novembre e marzo. L’agente infettivo più coinvolto (nel 75% circa dei casi) è il virus respiratorio sinciziale (VRS) ma anche altri virus possono esserne la causa (metapneumovirus, coronavirus, rinovirus, adenovirus, virus influenzali e parainfluenzali). L’infezione è secondaria a una trasmissione che avviene primariamente per contatto diretto con le secrezioni infette. La fase di contagio dura tipicamente da 6 a 10 giorni. L’infezione – si legge nella pagina – interessa bronchi e bronchioli innescando un processo infiammatorio, aumento della produzione di muco e ostruzione delle vie aeree con possibile comparsa di difficoltà respiratoria. Fattori che aumentano il rischio di maggiore gravità sono la prematurità, l’età del bambino (ovvero meno di 12 settimane), le cardiopatie congenite, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica, le anomalie congenite delle vie aeree e le immunodeficienze”.

Sintomi

Febbricola e rinite (infiammazione nasale) sono i primi sintomi. Poi può arrivare tosse insistente, “che si aggrava gradualmente, e difficoltà respiratoria – più o meno marcata – caratterizzata da un aumento della frequenza respiratoria e da rientramenti intercostali. Il più delle volte si risolve spontaneamente – spiegano gli esperti del Bambino Gesù – e senza conseguenze. Tuttavia, in alcuni casi, può rendersi necessario il ricovero, specialmente al di sotto dei sei mesi di vita”. I neonati
possono soffrire di un calo di ossigeno nel sangue e possono disidratarsi. Generalmente la malattia è benigna e si risolve spontaneamente in circa 12 giorni

Diagnosi

“La diagnosi di bronchiolite è clinica, basata sull’andamento dei sintomi e sulla visita pediatrica. Solo in casi particolari, ove ritenuto necessario dal medico, possono essere effettuati alcuni accertamenti di laboratorio e/o strumentali”.

Come si proviene

Alcune semplici norme igieniche possono ridurre il rischio di contrarre la bronchiolite o evitare infezione correlate che possono peggiorare il quadro clinico. Il consiglio dei medici è semplice: “Evitare il contatto dei bambini più piccoli con altri bambini o adulti affetti da infezioni delle vie aeree;
Lavarsi sempre le mani prima e dopo aver accudito il bambino; favorire l’allattamento al seno e fornire una quantità adeguata di liquidi; fare frequenti lavaggi nasali con soluzione fisiologica o ipertonica; non fumare mai in casa, anche in ambienti diversi da quelli dove si trova il bambino”.

Come si cura

Un lattante senza difficoltà respiratoria ed in grado di alimentarsi “può essere trattato a domicilio sotto le attente cure del pediatra curante.
Il paziente con bronchiolite viene in genere trattato con frequenti lavaggi nasali con aspirazione delle secrezioni e terapia aerosolica con soluzione ipertonica al 3%. Quest’ultima aiuta il piccolo a mobilizzare le abbondanti secrezioni mucose catarrali. È possibile utilizzare broncodilatori (farmaci che dilatano i muscoli dei bronchi e quindi migliorano la respirazione) per via inalatoria per 3-4 volte al giorno se si è osservato un miglioramento clinico dopo una prima somministrazione “di prova” nell’ambulatorio pediatrico o a domicilio”. Nei casi diversi deve essere il pediatra a valutare se necessario ricovero.

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