Cronaca

Tratta degli immigrati ad Eboli e Piana del Sele: al via il processo

Per la procura di Salerno sono i promotori della “tratta di immigrati” dal continente africano alla Piana del Sele. Facevano giungere in Italia decine di braccianti agricoli che pagavano da cinque a dodicimila euro per il viaggio in Italia e il buon esito del visto per uso lavorativo. Al via il processo, davanti ai giudici della Corte di assise di Salerno.

Tratta degli immigrati ad Eboli e Piana del Sele

L’inchiesta ha fatto emergere un dato che non va sottovalutato, la “mafia” marocchina ha scalzato nella Piana del Sele la criminalità territoriale tradizionale. La gestione dei braccianti agricoli, che sono in maggioranza africani, è nelle mani di caporali stranieri. Il centro dell’inchiesta è la contrada Cioffi, è lì il fulcro dell’indagine sugli affari transnazionali del caporalato etnico. Dall’abitazione di Hassan e dal suo telefono cellulare venivano gestiti i traffici di esseri umani destinati ai campi della Piana.
Al capo dell’associazione per delinquere, che aveva un’organizzazione piramidale, c’era il marocchino che, nelle intercettazioni, viene indicato da tutti con il soprannome di “Hassan appost” che, a maggio scorso, è stato rispedito in carcere per violazione degli obblighi degli arresti domiciliari. Dalle indagini tecniche depositate dai pm e poste già a disposizione delle difese degli imputati, Hassan si vantava di fare tanti soldi: «… io in una giornata guadagno 300 euro».

Di soldi ne giravano davvero tanti. La procura di Salerno, che ha coordinato il lavoro dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Salerno, hanno stimato in 6 milioni è il volume dei profitti illeciti con il traffico di braccianti agricoli. A far emergere il giro di affari illegale sono state le vittime. Dalla loro denuncia si è scoperto come venivano sfruttati e ridotti in schiavitù per pochi euro all’ora.

Il processo

Ieri, nella prima udienza, si sono costituite le parti con l’ammissione delle prove per aggiornare il processo tra alcune settimane, quando saranno ascoltati i primi testimoni. Davanti ai giudici dell’assise (tra i capi d’imputazione la riduzione in schiavitù, la cui competenza è proprio di tale corte) ci sono 45 imputati accusati, a vario titolo, di ipotesi di reato che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, all’intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori con o senza permesso di soggiorno, alla riduzione in schiavitù e tratta di persone.

Tra gli imputati anche il commercialista Pasquale Infante, ex consigliere comunale, che secondo le accuse avrebbe seguito, personalmente o attraverso il suo studio, le pratiche di interesse del sodalizio criminale.

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