Processo Omnia, il pentito: “Dovevamo uccidere Cataldo per i Mogavero”

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Al processo Omnia, il pentito Sabino Di Maio confessa che l'omicidio Cataldo serviva per favorire la scalata dei Mogavero nei trasporti su gomma

Al processo per l’inchiesta Omnia, il pentito Sabino Di Maio confessa che l’omicidio Cataldo serviva per favorire la scalata dei Mogavero nei trasporti su gomma.

“Dovevamo uccidete Cataldo per fare un favore ai Mogavero”: parla il pentito di Maio al processo Omnia

Ieri nell’aula bunker ha parlato in video conferenza il pentito Sabino Di Maio. E’ il processo Omnia, dall’operazione che sgominò il clan che aveva una gestione omnicomprensiva dei traffici illeciti e puntava al totale controllo dell’economia della Piana del Sele e dei Picentini. Il pentito ha parlato in particolare del tentato omicidio di Michele Cataldo che doveva essere ucciso per lasciare campo libero ai Mogavero nei trasporti su gomma. Ma al momento, oltre ad indicare l’arma con cui doveva essere commesso il delitto, Di Maio non da indicato gli esecutori di un assassinio che poi non fu portato a termine. Se ne riparlerà nella prossima udienza fissata a maggio.

L’inchiesta fu corposa. Dallo spaccio di stupefacenti, il sodalizio si era radicato nell’economia legale, acquisendo il monopolio del trasporto dei prodotti ortofrutticoli grazie a una serie di intimidazioni e violenze che il sostituto procuratore antimafia Marco Colamonici non ha esitato a definire impressionante e inquietante. A colpi di attentati incendiari, gambizzazioni e minacce, il clan aveva conquistato in «maniera militare» l’egemonia in un mercato milionario, estromettendo la concorrenza e obbligando i produttori di ortofrutta a rivolgersi a due agenzie di intermediazione: la Atm di Francesco Mogavero e la Ma.Pa di Marcello Palmentieri.

Figurano entrambi tra gli organizzatori di un’associazione camorristica che al vertice aveva anche Sabino De Maio e i fratelli Enrico e Sergio Bisogni, diramazione di quel clan Pecoraro-Renna di cui avevano raccolto l’eredità con il beneplacito di Cinzia Rizzo, accusata di avere concordato e condiviso le linee strategiche del sodalizio e averne «preventivamente autorizzato le attività illecite in continuazione dell’opera delmarito detenuto Francesco Pecoraro», in cambio di una quota dei proventi. 24 arresti e una sessantina di indagati, fu un blitz davvero importante quello messo a segno dall’Antimafia. L’udienza di e ieri riguarda gli imputati che hanno scelto il rito ordinario.

Già comminati oltre 120 anni di carcere a chi scelse il rito abbreviato.le condanne: sei anni e dieci mesi a Sabino De Maio, in continuazione, e con la riduzione ulteriore legata anche al suo status di collaboratore di giustizia; venti anni per Sergio Bisogni; 20 per Francesco Mogavero; 8 per Leopoldo Ferullo; 9 anni e quattro mesi per Luigi Giuliano; quattordici per Marco Imparato; dieci per Biagio Parisi; dieci per Guglielmo Di Martino; dodici per Cosma Palma; sette anni e quattro mesi per Alberto Sabato; 12 anni e otto mesi per Luca Sorriento; quattro anni e 8 mesi per Salvatore Di Lieto; stessa pena per Giuseppe Dell’Angelo, Marco Comunale, Alda De Benedetto e Sabato Di Lascio; un anno per Donato Ippolito; quattro per Santo Pecoraro; sette anni e 4 mesi per Alfonso Telese; un anno e 8 mesi per Anna Iuliano; un anno e 4 mesi per Salvatore De Rosa; due anni e 4 mesi per Lucia De Sio, Paolo Podeia e Giuseppe De Sio; tre anni e due mesi per Leonard Virga. Assolti pernonaver commesso il fatto Antonio Capone, Margherita Ferullo, Mario Funiciello, Angelo Brillante. Fu dichiarato dal gup il non doversi procedere nei confronti di Carmine Giuliano.


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