Sequestri a Capaccio Paestum, Squecco prepara il ricorso: “Nessun illecito”

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L'avvocato difensore di Giovanni Squecco ha presentato il ricorso alla Cassazione per il dissequestro dei beni dell'imprenditore

CAPACCIO PAESTUM. L’avvocato difensore di Roberto Squecco ha presentato il ricorso alla Cassazione per il dissequestro dei beni dell’imprenditore reputato vicino al clan Marandino.

Squecco passa al contrattacco, dopo il maxi sequestro da 3 milioni di euro presenta ricorso alla Cassazione

«Abbiamo già inoltrato il ricorso in Cassazione». Così l’avvocato Gugliemo Scarlato, difensore di Roberto Squecco, il giorno dopo commenta il provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione patrimoniali della Corte di Appello di Salerno. Un provvedimento, come riportato ieri, che parzialmente ha già disposto la restituzione alla moglie delle partecipazioni societarie nella ditta di onoranze funebri Funerali Home con sede a Capaccio-Paestum nonché allo stesso Squecco del capitale sociale della O.n.l.u.s. Città di Agropoli – Croce Azzurra – operante nel settore dei servizi di trasporto mediante ambulanza con sede legale ad Agropoli. E che mantiene la confisca sulla villa dell’imprenditore dal valore di circa 800 mila euro e che appunto sarà oggetto di ricorso nel terzo grado di giudizio.

In una nota la famiglia Squecco precisa ancora il senso del provvedimento: «Siamo molto soddisfatti delle sentenza, perché è stata smontata la provenienza illecita dei beni oggetto di sequestro preventivo. Alla famiglia Squecco sono stati restituiti 2,2 milioni di euro, ovvero sono stati dissequestrati tutti i conti correnti con relative liquidità; Va sottolineato che, allo stesso Squecco, furono controllate 14 società, in Italia e all’Estero: di queste solo due furono sequestrate e restituite. Pertanto, è evidente che le attività di Squecco sono estranee a qualsiasi interpretazione illegale – fanno sapere i legali – Inoltre, è essenziale precisare che le accuse a carico dello Squecco sono partite da due concorrenti. Inoltre, si precisa la totale estraneità di Roberto Squecco a qualsivoglia consorteria criminale, e che ad oggi la Cassazione ha rinviato la sentenza definitiva al Tribunale d’Appello di Napoli per “valutare se la pena può essere scontata nella forma semidetentiva”; infine i beni originariamente proposti in confisca furono 35, oggi la Corte territoriale ne ha confermati solo 5 e per nulla di questi si tratta di un provvedimento definitivo». Nè fanno sapere ancora i difensori Squecco ha mai avuto denunce per il reato di usura.


Le Cronache

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