Pagani, sparatoria in via Sant’Erasmo: l’aggressore resta in carcere

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Sparatoria a Pagani, l'aggressore Gennaro Abbruzzese resta in carcere. Il 51enne è stato tratto in arresto per aver cercato di uccidere Luigi Tramontano

Sparatoria Pagani, l’aggressore Gennaro Abbruzzese resta in carcere. Il 51enne è stato tratto in arresto in flagranza di reato dai militari della locale Tenenza, per aver cercato di uccidere il commerciante Luigi Tramontano all’interno dell’officina meccanica Califano.

Sparatoria Pagani, Gennaro Abbruzzese resta in carcere

Gennaro Abbruzzese aveva già cercato quel giorno  il commerciante al quale aveva sparato sette volte, mercoledì scorso, ad entrambe le gambe. In officina, in via Sant’Erasmo a Pagani, c’era passato alle 11 di mattina. Prima di ritornarci poi, intorno alle 16. È quanto emerge dall’indagine della Procura di Nocera Inferiore, che ha ottenuto ieri la convalida in carcere del 51enne, per tentato omicidio e porto abusivo di una pistola clandestina in luogo pubblico.

I fatti

Tramontano si trovava in officina per un controllo all’auto. Con l’arrivo di Abbruzzese, dopo 15 minuti, i due avevano cominciato a discutere. L’indagato aveva accusato il nipote della vittima di aver creato problemi alla cognata. Il commerciante avrebbe replicato: «Fammi capire cosa è successo, io non ne so nulla», rassicurandolo che avrebbe provveduto a parlare con suo nipote. Abbruzzese gli avrebbe risposto: «Tu lo sai già», sparandogli poi per sette volte.

La fuga

Da lì la fuga in bicicletta, con in mano una pistola Bruni modello 85. La sua corsa è stata interrotta grazie all’intervento di due carabinieri in abiti civili, che udito il rumore degli spari, si erano precipitati per bloccare il 51enne. In tasca e a casa, i militari gli avevano sequestrato altri proiettili.

Per il gip, Abbruzzese resta in carcere per una «brutale aggressione, compiuta con premeditazione e spregiudicatezza, che rende evidente e attuale il pericolo di recidiva. Ancor più accentuato, ove si consideri quanto affermato dall’indagato, secondo cui una terza persona è l’autore diretto del torto subito dalla sua famiglia».

 


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