Vandali al cimitero di Siano: lapidi e tombe danneggiate

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Vandali in azione al cimitero di Siano: un gruppo di ignoti ha danneggiato le lapidi e le tombe. Chieste contromisure per fronteggiare il problema

Vandali in azione al cimitero di Siano: un gruppo di ignoti ha danneggiato le lapidi e le tombe. Chieste contromisure per fronteggiare il problema.

Raid al cimitero di Siano

Ennesimo episodio di vandalismo macabro e vigliacco ai danni del cimitero. Un orda di bestie umane, calpestando il sacro rispetto dovuto alla memoria dei defunti, ha vandalizzato ancora una volta, a distanza di qualche mese, lapidi e tombe per trafugare portafiori, cornici e perfino le scritte in metallo, senza fermarsi dinanzi a nessun ostacolo. A riportare la notizia è il quotidiano “Le Cronache”, firmato da Giovanni Navarra.

Infatti sono tante le lapidi danneggiate e perfino spaccate e divelte. Un atto di sacrilego di degrado morale che va condannato in tutta la sua brutale miserabilità, perché oltre ad offendere e violare la sacralità del luogo, lacera il cuore e la sofferenza del dolore di quanti percepiscono che il riposo eterno dei propri cari viene disturbato dal fragore di un atto tanto blasfemo.

Dunque un crimine che non deve passare sotto silenzio, come ha dichiarato Vincenzo Botta, presidente della Pro-Loco, che si è incaricato di sporgere formale denunzia alle forze dell’ordine e di lanciare su facebook il video sconcertante dei danni, che ha scatenato la ribellione di tutti i cittadini. Il disgusto e la rabbia è stata tanta che c’è stato perfino chi ha proposto di portare in piazza la protesta popolare.

Ma la denunzia e la rabbia non da sole non bastano più, perché si tratta di un vandalismo seriale che riguarda molti cimiteri dell’area. Occorre che chi ne ha responsabilità cominci a mettere in campo azioni concrete, sia sotto il profilo della custodia, che sotto quello della repressine.

In primo luogo assicurare alla giustizia queste bestie o questo lupo solitario si deve e si può, perché a monte c’è sicuramente un pericoloso canale di ricettazione o peggio di riciclaggio dei materiali trafugati, che deve essere smascherato e non derubricarlo come il furtarello del ladro di paese, sia per la gravità del misfatto, che per l’offesa arrecata alla memoria dei defunti, che è sacra per tutti gli uomini.

A questo fatalismo non possono piegarsi nemmeno gli amministratori, solerti ad affidare a gestioni esterne tutti i servizi che producono utili e fanno cassa, trascurando la vigilanza e la custodia del luogo, perché l’entità e la frequenza dei furti lasciano sospettare che siano mossi da diversi interessi. Approfondite indagini, azione determinata della magistratura e le nuove tecnologie, posso produrre gli strumenti idonei a fermare lo stillicidio di questi scempi.


Giovanni Navarra da “Le Cronache”

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