Cronaca

Randagismo fuori controlli ad Olevano sul Tusciano, volontarie disperate

Solo nell'ultima settimana sono stati ritrovati altri sette cuccioli a valle (Salitto), un cucciolo recuperato pochi giorni fa, una mamma e un cucciolo in fuga a Frosano, un'altra famigliola ad ariano che si aggiungono a quelli già in stallo e presenti sul territorio

Oggi si sente parlare dello straordinario “effetto lockdown” che ha registrato un’esponenziale crescita delle adozioni ma il problema degli abbandoni e del randagismo continua ad essere una piaga sociale che accomuna ogni territorio. Il randagismo è infatti una problematica causata dall’uomo con una gestione irresponsabile
del proprio animale e dagli abbandoni eppure sarebbe molto semplice da risolvere se istituzioni e cittadini rispettassero le normative già esistenti.

Lockdown e randagismo, l’emergenza ad Olevano sul Tusciano

Il fenomeno è fuori controllo ed in costante aumento nel Comune di Olevano sul Tusciano dove tra l’indifferenza delle istituzioni ed il disinteresse di molti risaltano sui social le voci disperate delle volontarie che ormai, da sole, hanno grandi difficoltà a gestire il numero di randagi che cresce giorno dopo giorno.

Solo nell’ultima settimana sono stati ritrovati altri sette cuccioli a valle (Salitto), un cucciolo recuperato pochi giorni fa, una mamma e un cucciolo in fuga a Frosano, un’ altra famigliola ad ariano che si aggiungono a quelli già in stallo e presenti sul territorio.

Tra le zone principali nelle quali si registra un’elevata presenza di randagi sicuramente le periferie tra queste Frosano, la zona del cimitero comunale, le Gairelle.

Il branco

Il branco di Ferriere, ormai famoso tra i residenti,è costituito da sette maschi e tre femmine (di cui una è nuovamente incinta) e rappresenta l’Emergenza nell’emergenza. Il branco è formato sia da randagi che da cani patronali i quali sono però incustoditi e vengono lasciato vagare, si accoppiano con i randagi e creano branco. Da mesi ormai “il branco” ingombra via Ferriere causando non pochi disagi ai residenti e alle attività commerciali.
La zona è solitamente frequentata da persone che passeggiano o praticano sport ma che spesso, per paura, si vedono costrette a recarsi altrove.

Figli di questo branco tredici cuccioli che grazie al lavoro delle volontarie, negli scorsi mesi, sono stati tutti adottai ma si teme per il prossimo calore se non dovesse essere attuato un intervento efficace e tempestivo. Per questo è opportuno che le istituzioni si assumano la piena responsabilità ed eseguano con puntualità i propri obblighi legislativamente previsti. Si chiede loro quanto meno di prendere in considerazione la politica di contenimento del randagismo definita con l’acronimo CNR (Catch, Neuter and Release) che prevede cattura, sterilizzazione e rilascio sul territorio, riconosciuta come unica attività sostenibile, corretta ed efficace.

“Siamo stanche di vivere e combattere una battaglia persa già in partenza, di lottare contro i mulini a vento, di assumerci responsabilità che non sono nostre! Siamo stanche, siamo quattro persone che non possono occuparsi di una situazione così disastrosa, in un paese così disastrato – dichiarano le volontarie- All’amministrazione
comunale non chiediamo nulla che non sia già loro dovere ovvero controllo sui punti bui dove abitualmente vengono abbandonati i cani, sensibilizzazione alla sterilizzazione. Ogni tentativo di dialogo con l’amministrazione Comunale è stato vano, ogni richiesta d’aiuto è rimasta inascoltata e stanche del solito scarica barile continuano:
“Se non ci fossimo noi a fare quel poco che facciamo, nei limiti delle nostre possibilità, cosa succederebbe? Noi da sole non riusciamo più a gestire tutto questo. Pretendiamo semplicemente che quando si segnala un cane si riceva almeno risposta.”

I Comuni, tramite la Polizia Municipale, hanno l’obbligo di controllare l’applicazione delle normative vigenti e le eventuali sanzioni da applicare agli inadempienti ed hanno anche il compito di far intervenire, l’ASL Veterinaria per catturare gli animali e trattenerli solo il tempo necessario alla loro sterilizzazione o terapia nel caso abbiano bisogno di cure; al termine di questi brevi periodi, la normativa di settore prevede che siano reimmessi sul territorio, giacché non è previsto che vengano detenuti a vita.

Il randagismo, quindi si può combattere, serve la volontà reale di farlo e la lungimiranza di capire che la gestione economica del fenomeno che oggi grava sulle tasche delle volontarie presto potrebbe gravare sulle casse pubbliche ben più di quanto non graverebbero i piani per debellarlo, peraltro in modo risolutivo.

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