L’ouverture di Vito Mercurio, una vita per la musica

Vito Mercurio

Vito Mercurio, maestro di musica, compositore, arrangiatore, nato violinista, nasce ad Eboli e si impone giovanissimo nel panorama musicale italiano

Umile, disponibile, sempre con la medesima energia di quarant’anni fa, quell’energia e quell’estro creativo che, negli anni maggiormente produttivi della musica italiana, gli ha permesso di comporre ed arrangiare musiche e testi che hanno costituito non solo la sua storia, ma che sono entrati di diritto nel nostro immaginario collettivo.

Vito Mercurio, maestro di musica, compositore, arrangiatore

Vito Mercurio, maestro di musica, compositore, arrangiatore, nato violinista, nasce ad Eboli e si impone giovanissimo nel panorama musicale italiano per poi proseguire la sua carriera da Milano a Roma senza dimenticare Napoli, città a cui resta legatissimo ed alla cui tradizione ha onorato contribuendo musicalmente e stilisticamente a quei testi che avrebbero portato nel Mondo la sua arte.

Vito Mercurio, classe millenovecentoquarantotto, si diploma in violino presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, in cui si specializza in rigorosi studi di composizione. L’estro e la passione per lo studio e per il comporre musica lo portano a specializzarsi ed a cercare altre e nuove strade per affinare le sue doti.

Molto attivo anche in campo pittorico, Vito Mercurio negli ultimi anni ha esposto le sue opere in numerose mostre d’arte.

L’intervista a Vito Mercurio

Maestro, la Sua carriera è direttamente proporzionale alla Sua passione. Quali sono i valori che l’hanno sempre accompagnata?

-Passione, energia, voglia di condivisione con chi ha le mie stesse passioni. Per me l’empatia ha sempre avuto un’importanza vitale. Mi ha sempre fatto piacere condividere i valori, le posizioni con le persone che insieme a me hanno compiuto un percorso o con chiunque sia propenso per una riflessione, un approfondimento critico. Quello che manca, oggi, è il completamento degli intenti; spiegandomi meglio, credo che chiunque voglia iniziare un progetto, debba avere la stessa passione per portarlo a compimento. Mancano, inoltre, gli assembramenti culturali, i ritrovi per far cultura, in particolar modo, nel mondo giovanile.


Vito Mercurio


Lei ha sempre sostenuto i giovani, forse perché la stessa loro energia Le ricorda la sua nei suoi anni d’oro?

Certo. E non solo. Io sono convinto che i giovani vadano sostenuti soprattutto i giovani che dimostrano di avere del merito, soprattutto sul merito.  Io da giovanissimo, da Eboli, mi trasferii a Milano per comporre musica e già lì ebbi modo di inserirmi conoscendo i grandi. Certo, senza talento è difficile prendere il volo.

Le grandi etichette musicali di Milano dovettero sin da subito riconoscere in Lei un illustre testimone della scuola musicale campana..

Sicuramente. Da Eboli a Salerno e da Salerno a Napoli all’Umberto I. Li ebbi occasione di formarmi, di approfondire tutti i miei studi. Musicalmente parlando, mi resi conto che tutti i grandi musicisti che in futuro avrebbero suonato ed affollato i teatri e gli studi di registrazioni erano per la maggior parte campani ed anche salernitani. Noi di Salerno e della Provincia abbiamo davvero creato una scuola.

-Che idea si fece dell’industria culturale discografica di quegli anni? Anni in cui Lei cominciò ad affermarsi ed ad avere le sue prime collaborazioni..

Erano gli anni d’oro, delle grandi collaborazioni, in cui l’industria culturale si sposava con quella culturale.

Negli anni settanta, la Sua svolta..l’incontro con i membri della Nuova Compagnia di Canto Popolare e l’ingresso nello storico gruppo.

Furono anni bellissimi. Con gli amici della NCPP registrammo le loro composizioni più celebri e che sono passate alla storia. Celebre la versione di “Tamburriata nera” del 1981 in cui fui il violinista con i bravissimi Giovanni Mauriello e Marina Pagano alle voci. Il 1977-1978-1981, furono gli anni della mia collaborazione con loro in cui registrai tre album rispettivamente “1 mesi e 29 giorni”, Aggio girato lu munno” e Storie di Fantanasia”.

-Con Marina Pagano, musicista ma anche attrice, (ricordata per il suo ruolo della “zia” in Ricomincio da tre” di e con Massimo Troisi, eravate buoni amici. Lo scorso trenta gennaio è caduto il trentennale della sua prematura scomparsa..

Una grande amica ed una vera signora. Una voce ed un talento straordinario. Molto spesso ero ospite suo e del marito, l’attore e doppiatore Achille Millo. Giorni di studio e di amicizia…ed è proprio in quei giorni che nascevano le cose migliori.


Vito Mercurio


-Nell’immediatezza dell’essere?

-Le belle idee nascono dalla semplicità degli intendi e dalla genuinità dei sentimenti di chi le crea. Così nacque anche “Nostalgia canaglia”.

Lei è anche l’autore di “Nostalgia canaglia..”

Esatto. La scrissi nel 1987 per Albano. La storia di “Nostalgia Canaglia” è, per certi versi, anch’essa molto semplice. Avevo da poco composto “Viandante”, musica scritta per Roberto Murolo e ricevetti la chiamata a casa direttamente da Al Bano. Gli era piaciuta il motivo e cercava un qualcosa di simile per l’imminente Festival di Sanremo. Era l’annata 1987, un Festival importante condotto da Pippo Baudo (Festival che vide il celebre e triste annuncio in diretta della morte di Claudio Villa). “Nostalgia Canaglia” è un inno alla bellezza del proprio passato con la consapevolezza del futuro.  Scrissi di getto l’arrangiamento dopo che ero tornato da una tournée in Australia. Composta la musica, ci trovammo con l’urgenza di trovare un paroliere, ma tutti erano impegnati per il Festival. L’unico che si diede disponibile fu Vito Pallavicini e per noi fu una bellissima notizia. Pallavicini è, come tutti noi sappiamo, uno dei parolieri più ricercati.

Ebbe l’occasione anche di collaborare con Eduardo Bennato..

Certo, per l’album “I buoni e i cattivi”.  Ma anche con Giorgio Gaber, Ombretta Colli, Fausto Leali.

Per Leali lei compose la celeberrima “Mi manchi”.

Si, per “Mi Manchi” l’arrangiamento è il mio, ma collaborai con lui anche per “Bambini Cattivi”.

-Il suo grande Maestro resta Roberto De Simone. Un vero “battesimo di fuoco”, il suo. Correva l’anno millenovecentosettantasei e questo anno, per Roberto De Simone e per la sua scuola significa La gatta Cerentola..

Ebbi l’onore di collaborare con il Maestro De Simone proprio per la sua opera immortale. Non dimenticherò mai l’onore, la prova, la tensione di trovarmi giovanissimo in mezzo a mostri sacri come Peppe Barra, Rino Marcelli, Fausta Vetere. Tutti grandi Maestri che poi sarebbero andati a formare la Nuova Compagnia di Canto Popolare che, ai suoi inizi, fu fortemente sostenuta da Eduardo.

La mia esperienza, del resto, è tutto un giro intellettuale tenuto unito da un filo rosso: musica napoletana e musica italiana che si completano e si fondono a vicenda. Ci sono canzoni e persone che mi sono rimaste nel cuore  come ad esempio Michelemmà , una cui versione realizzai accompagnando Marina Pagano con il violino).Come dimenticare, ad esempio, Mario Cervo, bravissimo Direttore d’orchestra?


Vito Mercurio


Cosa suggerisce a i tanti giovani che , oggi, vogliono avvicinarsi al mondo della musica e, perché, no, della composizione?

Studiare molto, e con passione. Ed avere sempre dinanzi l’obiettivo. “Da la meta mai non torcer gli occhi” recitava Manzoni.  È indispensabile essere a conoscenza, per se e per gli altri, che il mondo della musica è un mondo bellissimo, ma molto faticoso, che richiede sacrifici. Nessuno ti regala nulla e nessuno mai deve regalare nulla, specialmente ai giovani. Il lavoro, inoltre, va sempre e costantemente retribuito, è sbagliatissimo donare o sprecare il proprio talento gratuitamente. Il Mondo della musica, in un contesto storico in cui, spesso, prevale la logica dell’apparire, del social, del web istantaneo (in cui, certe volte, si possono scoprire anche nuovi talenti), senza talento. È il proprio talento che deve essere motore e stimolo per la propria carriera e per il tuo apprezzamento.