Cronaca

Frode fiscale nel settore dei prodotti petroliferi, i dettagli sell’operazione della Guardia di Finanza

Guardia di Finanza di Salerno, frode fiscale nel commercio del carburante, arrestati fratelli Mario e Roberto Murolo, Giuseppe Savino, Luigi Borriello e Alberto Masullo,considerato l’ideatore del complesso meccanismo evasivo di frode.

Misure cautelari per frode fiscale nel settore dei prodotti petroliferi

Per le persone arrestate i reati contestati sono: dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti,, omessa dichiarazione, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili.

Alberto Masullo, in particolare, è stato individuato come l’ideatore del complesso meccanismo evasivo di frode, grazie alla vasta e riconosciuta esperienza nello specifico settore, nonché al ruolo di primissimo piano ricoperto, nel periodo oggetto delle indagini, in una nota compagnia petrolifera, tanto da essere ritenuto uno dei migliori responsabili commerciali di prodotti petroliferi in tutto il Sud Italia.

Il sequestro

Il GIP ha anche emesso un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente dei beni riconducibili a 19 degli indagati, nonché alle società coinvolte nella frode, per un ammontare complessivo di oltre 48 milioni di euro. Si tratta dell’importo corrispondente all’I.V.A. che è stata indebitamente evasa nell’arco di 4 anni.

Molto ingenti i volumi di carburante acquistato dal 2012 al 2015 dalle società implicate. Infatti, ammonta a circa 210 milioni di euro il valore del prodotto commercializzato senza alcun versamento dell’I.V.A..

Una rete estesa a tutto il territorio

Nel meccanismo di frode erano coinvolte quattordici società, che intrattenevano rapporti commerciali in qualità di fornitori e di clienti, su tutto il territorio nazionale.

In particolare, i soggetti attinti dai provvedimenti cautelari hanno costituito una serie di società “cartiere” che si accreditavano falsamente come “esportatori abituali”, mediante la presentazione ai fornitori di false “lettere d’intento”, documenti che legittimano gli acquisti senza l’addebito dell’I.V.A.

Il meccanismo fraudolento ha così consentito alle società coinvolte di cedere su tutto il territorio nazionale, a depositi commerciali e/o distributori stradali del circuito delle “pompe bianche”, partite di prodotto a cifre nettamente inferiori rispetto a quelle di mercato, attuando così una vera e propria concorrenza sleale nei confronti degli operatori onesti che invece acquistano il carburante ai prezzi normalmente praticati sul mercato.

 

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