Curiosità

Simona Amato, il surrealismo astratto tra la Salerno di provincia e Messina

La pittrice Simona Amato, Simonè, (in foto) attraverso il suo surrealismo astratto interpreta un legame profondo e molto personale tra Messina, sua città d’origine, e la Salerno di provincia dove vive.

La giovane artista abita a Roccapiemonte e ha preso parte a numerosi concorsi e mostre con un buon successo di critica e di pubblico. Le sue opere segnalano un “mutamento continuo – come racconta Simona Amato –  di generi e soggetti artistici”.

Il mutamento convive energicamente nell’animo inquieto dell’artista che traduce in arte un divenire di colori vivaci e passionali impressi su tela.

Un particolare del viso, un occhio che si apre come una finestra sul mondo del reale, un cielo acceso da esplorare, un mondo sognante e nascosto che colpisce l’occhio e coinvolge il pubblico in un divenire dell’anima che grazie a Simona diventa divenire artistico.

Simona, dicevamo il legame forte che hai con la tua città d’origine Messina e la riscoperta della Salerno di provincia dove vivi. Quanto ha influenzato la tua arte questo mix geografico ed umano?

Salerno e Messina sono accomunate dal fatto di essere due città di Mare. E le città marinare del Sud si somigliano un po’ tutte. I colori mutevoli del cielo e del mare, grumi di passioni da esplorare e vivere, storie da tramandare e da condividere. Campania e Sicilia hanno la parola “Sud” che le lega e le rende simili. Nessuna contaminazione ma un unico mondo ed un’unica umanità sotto lo stesso cielo e di fronte allo stesso mare. Quindi un’unica arte.  

Cosa ti piace dipingere in questo momento della tua vita artistica?

In questo momento della mia vita mi sto allontanando dalla pop art picassiana e sto concentrando la mia attenzione sui volti di donne, ma anche di uomini, immortalati dallo stile astratto che rappresenta, per me, quello che io chiamo “Il mutamento”. È un cambiamento radicale che racconta la mia poliedricità artistica che rispecchia anche il mio carattere sempre alla ricerca di cambiamenti. Cambio stili, linguaggi e soggetti senza mai perdere, lungo il percorso, quei colori forti e accesi che identificano la mia arte.

Sarebbe impossibile raccontare tutte le tue opere ma se tu volessi raccontarne una che ami in modo particolare quale sceglieresti?

Si, sono davvero tante e tutte frutto di un lungo percorso di ricerca che in poche parole è impossibile da raccontare. L’opera a cui sono più legata e che pare abbia molto colpito il pubblico è “Benvenuta Primavera” (IN FOTO) che rappresenta un po’ una mia crescita interiore al livello pittorico e identifica il mio astrattismo surreale che ha per oggetto principale Volti di Donne che potremmo definire “Velate” in cui si intravede una bocca, un occhio, mentre altre parti rimangono celate da sfumature di colori e chiaro scuri.

In questo momento mentre raccontiamo la tua vita artistica sei arrivata terza ad una mostra “Libertart” organizzata da Michele Citro. Quali sono le tue emozioni ed impressioni di questa partecipazione?

Si è vero, mentre parliamo ho partecipato ad una mostra collettiva a Mercato S.Severino, “LiberArt” organizzata da Michele Citro, nella quale con mia sorpresa mi sono classificata al terzo posto con una mia opera del 2017 “Anime Libere” in stile pop art picassiano. Il tema della mostra era proprio la Libertà e questa mia opera è arrivata molto al pubblico presente alla mostra.

Grazie per la tua disponibilità e un grande in bocca al lupo per il tuo futuro artistico.

Grazie a te per questa bella chiacchierata. Raccontare la mia vita attraverso le mie opere è la cosa che più amo. Ogni opera realizzata è un pezzo della mia vita che ho vissuto dentro di me e che ho poi riportato su tela. Attraverso i colori e le figure delle mie opere ho raccontato: passioni vissute, un dolore che mi ha ferito, la gioia di un istante che mi ha attraversato l’anima ed il cuore. Sono tutte sfumature della mia vita.

 


Enrico Marotta

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