Cronaca

Portò fiori per il figlio morto a Rigopiano, dopo tre anni assolto il salernitano Alessio Feniello

Fiori per il figlio morto a Rigopiano, il salernitano Alessio Feniello assolto dopo l'iniziale condanna del Tribunale di Pescara

Alessio Feniello è stato assolto per aver portato i fiori sul luogo della tragedia di Rigopiano in cui è morto il figlio di Stefano. L’uomo era accusato di aver violato i sigilli dell’area dell’Hotel Rigopiano di Farindola. L’assoluzione è arrivata nella giornata di ieri, giovedì 4 marzo, dal Tribunale di Pescara che ha riconosciuto la tenuità del fatto compiuto, quindi, la non punibilità di un gesto che non può essere considerato offensivo.

Fiori per il figlio morto a Rigopiano, assolto Alessio Feniello

Con l’assoluzione è stata anche annullata la multa di 4550 euro che era stata comminata a Feniello i cui legali hanno espresso soddisfazione per la sentenza. I fatti risalgono al 21 maggio del 2018 quando Alessio Feniello ignorò i divieti di avvicinamento all’area posta sotto sequestro dalla magistratura dove sorgeva l’Hotel Rigopiano per portare dei fiori in onore del figlio scomparso.

Chi è Alessio Feniello

Alessio Feniello è originario di Valva, a Sud di Salerno. Venne subito fermato ed identificato dalle forze dell’ordine con la moglie la quale lo accompagnò sul posto della tragedia. La Procura archiviò la posizione della donna mentre decise di procedere nei confronti del 58enne salernitano, inizialmente condannato con un decreto penale che prevede una sanzione pecuniaria consistente in un’ammenda di  4550 euro.

La tragedia di Rigopiano

La valanga di Rigopiano è stato un evento verificatosi il 18 gennaio 2017 presso l’omonima località situata nel comune di Farindola, in Abruzzo. La slavina, distaccatasi da una cresta montuosa sovrastante, ha investito l’albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort, causando 29 vittime. In base ai dati disponibili, si tratta probabilmente della valanga che – presa singolarmente – ha causato il maggior numero di morti di sempre sulle montagne dell’Appennino; inoltre, in Europa, è anche la valanga che dopo il 1999 ha provocato il maggior numero di morti (la valanga caduta in Austria, a Galtür, il 23 febbraio 1999, ha provocato 30 morti).

Al momento dell’impatto, si trovavano nell’area dell’hotel 40 persone, 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 membri del personale, da ore bloccate nel rifugio a causa dell’abbondante nevicata. L’allarme viene lanciato, a mezzo dei loro telefoni cellulari, da Fabio Salzetta, operaio manutentore dell’albergo, e Giampiero Parete, ospite, che si trovavano entrambi immediatamente fuori dalla struttura, il primo nel locale caldaia e il secondo presso la propria automobile, rimasti solo marginalmente coinvolti dalla slavina; tuttavia la macchina dei soccorsi si attiva solo dopo le 19:30, in quanto le prime telefonate non vengono considerate attendibili dalla prefettura di Pescara (sia per la confusione generata dal crollo di una stalla avvenuta sempre a Farindola la mattina stessa, sia per le informazioni contrastanti fornite alla prefettura dal direttore dell’albergo che basandosi sull’ultima conversazione avuta era all’oscuro dell’accaduto e si trovava in altra località, sia verosimilmente per la situazione di emergenza in cui versava buona parte dell’Abruzzo orientale).

Essendo interrotte le vie di comunicazione, ostacolata l’avanzata della turbina spazzaneve dalla presenza di tronchi e detriti mescolati a neve sulla strada, vista la nevicata incessante e nell’impossibilità di utilizzare elicotteri per il maltempo, i soccorritori della Guardia di Finanza e del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS) decidono di staccarsi dalla colonna dei mezzi di soccorso (composti dalla colonna dei Vigili del Fuoco) che proseguiva con la turbina spazzaneve, avanzando con gli sci e dirigendosi alla volta dell’hotel. Dopo più di due ore di avvicinamento, il gruppo riesce a raggiungere la struttura alberghiera verso le quattro del mattino, soccorrendo i due superstiti che nel frattempo hanno trovato rifugio in un’autovettura. Iniziano quindi le ricerche, che portano al ritrovamento della prima salma. Solo verso mezzogiorno la colonna motorizzata dei mezzi dei soccorsi riesce a raggiungere l’albergo.

Il 20 gennaio attorno alle 12:00 e dopo oltre 30 ore vengono trovati dai gruppi dei Vigili del Fuoco (USAR) 6 sopravvissuti nel locale cucine, salvati da un solaio e localizzati anche grazie alle indicazioni di uno dei superstiti, il manutentore, che ha voluto ritornare sul luogo per aiutare la ricerca dei sopravvissuti. In tutto vengono recuperate vive nove persone intrappolate nell’edificio, cinque adulti e quattro bambini; gli ultimi superstiti vengono estratti 58 ore dopo la caduta della valanga.

Terminate il 26 gennaio le operazioni di ricerca, delle 40 persone che si trovavano nel rifugio il bilancio finale risulta di 29 vittime e 11 superstiti. Una delle vittime, in base all’analisi dei messaggi contenuti nel telefono cellulare, sarebbe tuttavia sopravvissuta per oltre 40 ore dopo la valanga Le persone scampate alla valanga si trovavano fuori dall’albergo (2), le rimanenti estratte vive si trovavano tutte al piano terra dell’edificio: nella sala da biliardo (5 persone salvate il 20 gennaio) e nell’area del camino del bar (4 persone salvate la mattina del 21 gennaio), sono state ritrovate morte tutte quelle presenti in cucina (10), quelle nella zona della hall (17) e 2 rinvenute nell’area del camino.

Il numero delle vittime causate dal maltempo nell’area vide aggiungersi quello di sei persone, morte il 23 gennaio per la caduta di un elicottero di soccorso in montagna a Campo Felice, tra cui due dei soccorritori precedentemente impegnati a Rigopiano.

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