Cronaca

Omicidio Vassallo, le mani di Cagnazzo e i fedelissimi sui distributori sequestrati ai Casalesi

Omicidio Angelo Vassallo: i distributori sequestrati ai Casalesi e il giro che vedeva coinvolto il carabiniere Caganzzo

Emergono nuovi dettagli sulla vicenda legata all’omicidio di Angelo Vassallo. In particolar modo, si indaga sul controllo dei distributori di carburante sequestrati nell’ambito di una indagine nei confronti dei casalesi. La procura della Repubblica di Salerno, nel decreto di perquisizione emesso giovedì a carico dei nove indagati, illustra il quadro probatorio dell’inchiesta come riportato dall’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

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In particolar modo, vengono definite anche le contestazioni a carico di ciascuno degli indagati: omicidio per Fabio Cagnazzo, Luigi Molaro, Lazzaro Cioffi, Giuseppe Cipriano e per i Romolo e Salvatore Ridosso, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga per Domenico, Giovanni e Federico Palladino. Ai carabinieri contestata anche l’accusa di depistaggio.

Inoltre, secondo la Procura di Salerno, Cioffi avrebbe avuto rapporti con Romolo Ridosso a cui aveva affidato la gestione di una pompa di benzina a Scafati (intestata alla moglie). Con i fratelli Palladino aveva creato una società di fatto finalizzata ad acquisire la gestione di una serie di pompe a marchio EWA all’epoca sottoposte a sequestro nell’ambito di una indagine nei confronti dei casalesi. Sarebbe stato Cagnazzo a suggerire ai fratelli Palladino di coinvolgere in questo progetto delle pompe di benzina Cioffi.

Omicidio Vassallo, il depistaggio delle indagini da parte dei carabinieri

Stando a quanto ricostruito dalle indagini della Dda di Salerno, ci sono alcuni aspetti che gli stessi magistrati hanno definito “inquietanti”. L’elemento più evidente – come scrive anche Il Corriere della Sera – è una telefonata senza risposta, esattamente due minuti dopo l’omicidio del sindaco pescatore, fatta dal carabiniere Luigi Molaro al tenente colonnello Fabio Cagnazzo. Un segnale, ritengono gli inquirenti che hanno perquisito le abitazioni di questi due militari e del terzo carabiniere indagato, Lazzaro Cioffi.

Omicidio Vassallo, il depistaggio delle indagini da parte dei carabinieri

Come riporta l’odierna edizione de Il Mattino, quando decise di diventare collaboratore di giustizia, Romolo Ridosso parlò anche del caso Vassallo. Quel verbale, con le sue dichiarazioni e con le notizie apprese in certi ambienti criminali a lui vicini, è ora secretato.

Anche il figlio Salvatore, però, decise di rilasciare alcune confidenze ad un ufficiale dell’Arma. Il figlio, e questo è scritto nero su bianco nel decreto di perquisizione a firma del procuratore capo Giuseppe Borrelli e del sostituto della Dda Marco Colamonici, ha sempre puntato l’indice contro i tre carabinieri, il colonnello Fabio Cagnazzo e i suoi due attendenti, Luigi Molaro e Lazzaro Cioffi. Il legale dei Ridosso, l’avvocato Pierluigi Spadafora, nelle prossime ore presenterà istanza di Riesame contro il decreto della procura, professando l’estraneità dei suoi clienti alla vicenda. Una estraneità più volte sottolineata anche da Ridosso jr ma ritenuta dall’Antimafia di Salerno un “maldestro tentativo” di “prendere le distanze” sapendo che sarebbero stati coinvolti.


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Ha già presentato istanza al Riesame, invece, l’avvocato Giovanni Annunziata, difensore dell’imprenditore scafatese Giuseppe Cipriano, anello di collegamento tra i boss dell’Agro e il Cilento in quanto gestore di ben due sale cinematografiche a sud della provincia, una in particolare ad Acciaroli. Secondo la procura è qui che Cipriano avrebbe avviato i suoi rapporti con i fratelli Palladino, imprenditori di Pollica. Cipriano, da quando è partita la seconda inchiesta sull’omicidio Vassallo, è stato il primo ad essere iscritto sul registro degli indagati ed anche ad essere sentito dagli inquirenti.

Chi sono gli indagati per l’omicidio di Angelo Vassallo

Al momento sono 9 le persone indagate. Tre carabinieri: il tenente colonnello Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e Luigi Molaro. Quattro invece gli imprenditori coinvolti: Giuseppe Cipriano, titolare di una sala cinematografica a Scafati, e i fratelli Domenico, Giovanni e Federico Palladino, titolari di un hotel ad Acciaroli. Due persone sono ritenute dagli inquirenti legate a un clan camorristico della provincia di Salerno: Romolo e Salvatore Ridosso.

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