Cronaca

Padula, la battaglia per il monumento: Paladino sostiene Albanese

CERTOSA DI PADULA. L’avvocato Angelo Paladino, presidente dell’Osservatorio europeo del Paesaggio, interviene a sostegno della posizione assunta dal Direttore Generale della Banca Monte Pruno Michele Albanese, tesa a dare dignità alla Certosa di San Lorenzo a Padula, ingessata a causa di una gestione verticistica, troppo spesso distante dal sentire comune e percepita come corpo estraneo.

«Bisogna assolutamente sostenere la posizione del Direttore generale della Banca Monte Pruno Michele Albanese – riferisce l’avvocato Paladino – La Certosa è un patrimonio comune di rilevanza universale, gestito malissimo e trascurato dal Ministero dei Beni culturali che lo ha declassato alla dipendenza gestionale di Napoli senza, purtroppo, che si registrasse nessuna reazione da parte della politica locale.

Fino al 2009 il Vallo di Diano ha saputo difendersi dai tentativi di scippo perpetrati ai suoi danni. Oggi, invece, viviamo una stagione decadente, fatta di mediocrità, invidia e di mancanza di autorevolezza istituzionale».

L’invito a Michele Albanese, quindi, del presidente dell’Osservatorio europeo del Paesaggio, personaggio politico di grande peso nel Vallo di Diano per essere stato prima sindaco di Sala Consilina e poi per un decennio assessore provinciale, è di continuare senza tentennamenti sulla strada intrapresa.

«Ancora una volta Michele Albanese e la Banca che ottimamente dirige – continua Paladino – stanno svolgendoun’azione di surroga di un ceto politico distratto, privo di autonomia e di passione.

L’idea di istituire una Fondazione che possa, con l’ausilio di esperti e di tecnici del territorio che sono in grado di intercettare al meglio le prospettive che un luogo come la Certosa può giocare per l’economia del territorio, è semplicemente grandiosa.

Se gli amministratori in primis del Vallo di Diano e poi gli strati verticistici della Soprintendenza non riescono a cogliere al volo questo impegno e questa disponibilità di Michele Albanese, allora vuol dire che dobbiamo rassegnarci ad accontentarci ancora e, forse, per sempre delle briciole, senza possibilità alcuna di pensare in grande».

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