Cronaca

Truffa da 160mila euro per la morte del tifoso Liguori: arrestati avvocato e capo ultras

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, l'avvocato e il capo ultras avrebbero commesso una truffa da 160mila euro nei confronti dei genitori

Anche un avvocato ed un capo ultras tra gli arrestati a Salerno nell’ambito dell’inchiesta che ha portato a 38 misure cautelati per altrettante persone. Nella mattinata di giovedì 30 giugno, infatti , i Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno, supportati da quelli dei reparti territorialmente competenti e da unità cinofile del nucleo di Pontecagnano, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dall’ufficio GIP del Tribunale del capoluogo, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 38 persone, indagate, a vario titolo, per i reati di “estorsione e lesioni personali, aggravati dalla finalità mafiosa, porto e detenzione di armi in luogo pubblico, concorso in spaccio di sostanze stupefacenti, indebita percezione di erogazioni pubbliche, ricettazione, riciclaggio, truffa”.

Salerno: arrestati anche avvocato e capo ultras

Tre indagati, tra cui un avvocato e uno dei leader del tifo organizzato locale, avrebbero commesso una truffa nei confronti dei genitori di un 20enne, anch’egli appartenente agli “ultras”, morto in un incidente stradale mortale. In particolare, secondo la ricostruzione fatta propria dal Giudice, il capo del gruppo ultras, sfruttando la fiducia a lui riconosciuta proprio in quanto leader della tifoseria organizzata, sarebbe riuscito a carpire la buona fede dei genitori della vittima, ai quali avrebbe indicato il predetto legale per le procedure assicurative relative alla morte del figlio.

L’avvocato, mediante la falsificazione totale o parziale di documentazione fiscale attestante presunte spese sostenute in relazione al funerale della vittima e successive consulenze tecniche di parte, avrebbe poi indotto in errore i familiari circa gli oneri complessivamente lui dovuti, appropriandosi della somma di 160 mila euro, dal totale del risarcimento liquidato dall’assicurazione per il sinistro, ripartendola con il capo ultras e un altro indagato. A tutti gli indagati è contestata l’aggravante di aver approfittato della “condizione di minorata difesa delle vittime, dovuto allo stato di sofferenza psicologica derivante dalla morte del giovane”.
Parte della somma provento di truffa sarebbe stata poi riciclata attraverso una fattura falsa di 43.310 euro, emessa dalla società di consulenza di proprietà della moglie di uno dei tre.

Le indagini

Le indagini, anche bancarie, hanno consentito inoltre di ipotizzare che la citata donna, legale rappresentante di un’impresa individuale con sede in Pontecagnano Faiano, mediante l’utilizzo e la presentazione di dichiarazioni documentazione attestante cose non vere, avrebbe conseguito indebitamente un contributo a fondo perduto che lo Stato ha erogato al fine di sostenere le imprese colpite dall’emergenza epidemiologica “Covid-19”, ricavandone un vantaggio patrimoniale quantificato in 30.856 euro corrisposto dall’Agenzia delle entrate, mediante accreditamento diretto in conto corrente intestato al soggetto beneficiario.

Da qui la connessa ipotesi delittuosa di indebita percezione di erogazioni pubbliche. A riscontro delle risultanze emerse dalle intercettazioni e a seguito di appositi servizi di osservazione e pedinamento, nell’intero corso degli accertamenti di polizia giudiziaria sono state sequestrate sostanze stupefacenti per oltre 28 Kg, prevalentemente hashish, con contestale arresto in flagranza o deferimento in stato di libertà di 13 soggetti per i reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi, nonché numerosi altri. sequestri amministrativi a carico di acquirenti-assuntori e correlate segnalazioni alla Prefettura di Salerno.

La ricostruzione della vicenda

Stando a quanto ricostruito,  l’avvocato e il capo ultras avrebbero commesso una truffa da 160mila euro nei confronti dei genitori di un ventenne – Antonio Liguori, supporter del gruppo Ums, deceduto in seguito ad un incidente in motorino avvenuto tra Vietri e Cava de’ Tirreni tra l’11 ed il 12 ottobre 2019 – anch’egli appartenente agli ultras granata, deceduto dopo essere rimasto in coma per circa nove giorni. Secondo la ricostruzione del pm Dda, Marco Colamonici, e fatta propria dal gip Piero Indinnimeo del Tribunale di Salerno, il capo del gruppo ultras – sfruttando la fiducia a lui riconosciuta proprio in quanto leader della tifoseria organizzata – sarebbe riuscito a carpire la buona fede dei genitori della giovane vittima ai quali avrebbe indicato il legale per le procedure assicurative relative alla morte del figlio. L’avvocato, falsificando la documentazione sulle presunte spese sostenute per il funerale della vittima (in realtè pagate dai servizi sociali del Comune per l’indigenza della famiglia) e le successive consulenze tecniche di parte, avrebbe indotto in errore i familiari del ragazzo morto sugli oneri a lui spettanti, appropriandosi della somma di 160mila euro dal totale del risarcimento liquidato dall’assicurazione per il sinistro, ripartendola con il Viviani ed un altro indagato.

 

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